fabio
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Faccio fatica a scrivere di Stranger Things: è un prodotto così noto che tutto è stato praticamente scritto e in tutti i modi possibili. I pareri poi mi pare seguano abbastanza i cluster di età con cui si possono dividere gli spettatori e secondo me questo è un segno del successo: colpire dove si vuole, come si vuole credo sia una cosa difficile per chi sta dietro un prodotto del genere.

Personalmente è uno dei telefilm di Netflix che preferisco per fattura e, ovviamente, per ambientazione. La qualità tecnica, la cura del dettaglio, le citazioni sono solo alcuni aspetti che me lo fanno apprezzare…la vera differenza però la fanno il decennio e il contesto di ambientazione: un paesino da attraversare in bici negli anni ‘80 dove c’è una scuola, un centro, un bosco, una ferrovia e un mistero sono esattamente quello che, almeno ai tempi, è sufficiente per scrivere un’avventura fra amici.

L’amicizia, solo uno dei protagonisti immateriali almeno della prima stagione, è il carattere che in tutti i ragazzi si evolve nel corso delle stagioni fino alla quarta (il cui finale arriverà a giorni). Ma se mi soffermassi su aspetti simili mentirei, quando guardo questo telefilm la prima cosa che faccio è cercare di capire a chi assomiglio di più io e a chi assomigliano di più le persone che mi stanno attorno (o forse è l’inverso: chi mi ricordano Dustin, Will, Max, Nancy, Steve, etc.).

Per quanto sia stata palesemente una cash cow per Netflix - il che tipicamente significa che quanto viene dopo la prima stagione si può dimenticare - Stranger Things mi sta facendo vivere un finale all’altezza dell’inizio…tradotto: mi sta piacendo, le storie, i ritorni, i ricordi, i “filoni” paralleli, la crescita dei ragazzi e le scomode situazioni di ciascuno (la mia preferita è quella di Lucas, in ballo fra lealtà al gruppo di sempre o al tentativo di essere cool) suonano tutte bene assieme. Non c’è bisogno di realismo, perché è evidente che cercarlo in un telefilm basato di per sé sulle cose più strane e sul paranormale è come aspettarsi che davvero un pesce possa arrampicarsi su un albero, al contrario c’è bisogno di opportunità di sentirsi parte di una storia o di una scoperta e ogni filone, con i suoi personaggi e le sue citazioni, offre un ventaglio estremamente ampio di possibilità affinché ciò avvenga.

Sono quasi certo che le prossime due puntatone - dureranno parecchio :) - non mi deluderanno, ma inizio a temere per la quinta stagione che ci sarà e, a causa della crescita naturale degli attori e dello stop alle ripresi per gli anni del Covid, sarà ambientata più in là nel futuro. Futuro che, comparato con questi anni ‘80, farà molta fatica a reggere qualsiasi confronto.

Questo post potrebbe essere aggiornato in futuro se il finale di stagione e il tempo libero mi indurranno a condividere qualche riflessione o qualche approfondimento in più.