Buran: era proprio necessario dare un nome all’inverno?

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Buran: era proprio necessario dare un nome all’inverno?

La neve è perfetta: custodisce quando tutto sembra precipitare in gelo e ghiaccio. Spesso lo si ignora, pensando alla neve che scende verticale come alla causa di quel gelo che prova ad aprirti la faccia a suon di raffiche di spilli pungenti che ti colpiscono orizzontali, ma resta vero il contrario: la neve preserva ciò che copre da ciò che le sta sopra, è uno strumento di difesa offerto al basso dall’alto. Per paradossale che possa sembrare, sotto la neve fa più caldo che sopra.

La neve e il gelo grattano il fondo del barile delle inutili preoccupazioni di soggetti ansiosi che sentono il bisogno di dire cose tipo “Copriti”, “Non prendere la macchina” o “Hai ancora il pane in congelatore?” e al contempo, in altre persone, riportano a galla constatazioni fastidiose quanto insensate come “Ma qui non è stato buttato il sale!”, “Due centimetri di neve e si bloccano tutti i treni?!” o “Se nevica come possono pensare che riesca ad andare a lavoro oggi?”.

In altri tempi – non secoli fa – lamentarsi era forse meno comune e si centellinava la lamentela per le sole situazioni che lo richiedevano. Anche la neve era vista diversamente, innanzitutto era un fenomeno naturale tipico dell’inverno e, in tempi in cui la meteorologia era una disciplina ancora scientifica e non una religione o un oracolo da consultare a tapparelle abbassate, contava poco sapere se il freddo era colpa di Buran (o il caldo causato da Caronte): se la neve cadeva bisognava fare qualcosa comunque (affine o meno alla circostanza) e parlarne troppo era forse visto come un esercizio utile solo fino a un certo punto. Se bisognava fare qualcosa, la si faceva con o senza la neve.

Provate ora a immaginare cosa mi può essere stato detto dopo la notizia che, praticamente all’alba di quella che ovunque era descritta come una nuova glaciazione, sono andato ad esplorare le Piccole Dolomiti con al fianco una macchina fotografica, ai piedi due racchette da neve e, davanti e dietro, impronte e passi di persone che amano raggiungere una meta con la forza delle proprie gambe. Anche se non è stato sparso il sale, anche se i treni si fermavano, anche se il termometro segnava -12 gradi, anche se era inverno e anche se, contro di noi, si era messo in persona Buran, il nuovo Generale Inverno.

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